MARCEL BROODTHAERS

1924 Brussels (Belgium), deceased 1976 Cologne (Germany).

What is art? What is the role of the artist? What is the social function of the museum? Marcel Broodthaers, as a pivotal figure in the history of 20th century art, explored these fundamental questions. In 1968, Broodthaers established the Museum of Modern Art, Department of Eagles as a "museum as a fiction" in order to redefine the borders of art and critique dominant modes of presentation at the time. The slide projection, Bateau- Tableau (1973), breaks down the iconography of the pictorial and symbolic and reflects Broodthaers’ interest to displace realistic representations. By projecting a slide of a traditional maritime painting of a ship, Broodthaers accentuates the basic elements of the art object to make visible and decode its materiality.

Nov 04  
 
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marcus ferrarius

L'opera d'arte come atto del pensiero: Marcel Broodthaers
di Patrizia Mania

"Peut-être la seule possibilité pour moi d'être un artiste est-elle d'être un menteur, parce qu'en fin de compte tous les produits économiques, le commerce, la communication sont des mensonges. La plupart des artistes ajustent leur production au marché, comme si c'étaient des marchandises industrielles".

In questa affermazione di Marcel Broodthaers, uno degli artisti più significativi del decennio compreso tra gli anni Sessanta e i Settanta, è espressa in maniera evidente e con estrema asciuttezza una posizione radicale tesa all'analisi e allo smascheramento delle dinamiche del sistema artistico. In quegli anni Broodtahers non è il solo a svolgere una sistematica azione di critica e denuncia nei confronti di quelle che lui stesso definisce le "mensonges" del mondo contemporaneo. Il suo timbro personale consisterà nell'assoggettarle per farne strumenti operativi aperti di continuo alla "messa in questione" e alla definizione del lavoro artistico come atto del pensiero. Parole e cose entreranno allo stesso titolo nel suo vocabolario che si mostrerà attento alle più avanzate digressioni sul loro impiego. Dunque, proprio attorno al paradosso dell'arte e della sua finzione ruota tutto il lavoro dell'artista Marcel Broodthaers, un artista difficilmente inquadrabile all'interno di definizioni classificatorie troppo rigide, protagonista di un percorso artistico valorizzato nella sua complessità e nella sua estensione solo di recente, grazie sopratutto alla grande retrospettiva curata da Catherine David, svoltasi a cavallo del 1991 e del 1992 a Parigi alla Galleria dello Jeu de Paume, e all'attualità delle sue sperimentazioni puntualmente riproposte e reinterpretate da quella generazione fine anni Ottanta, primi Novanta che ha ricominciato a discutere il sistema dell'arte in tutte le sue valenze. Proprio Catherine David ha per prima tentato un'interpretazione critica inedita, che in qualche modo riuscisse ad accantonare i luoghi comuni sorti su Broodthaers. Ha innanzitutto sfrondato il terreno dalla necessità di ritenere Broodthaers un artista misterioso ed enigmatico . Immagine partorita dalla sua consanguineità a René Magritte e al Surrealismo; dai quali però lo stesso Broodthaers aveva preso apertamente le distanze. Il suo essere rapsodico contribuì non in misura irrilevante all'immagine che di lui ci si fece, ma se è vero che il suo ingresso nell'arte ha coinciso con un atto un pò spettacolare consistente nell'ingessare alcuni volumi del suo poema Pense-Bête rimasti invenduti, il seguito della sua avventura nell'arte ha contorni via via sempre più definiti e complessi. Quasi si sia trattato di una progressiva messa a fuoco critica e coerente che non ha molto da spartire con l'improvvisato. Quanto ai rimandi che il suo lavoro di continuo fa a Mallarmé, Goldmann, Foucault, Lacan, e nel campo più specifico dell'arte ,Piero Manzoni, George Segal, Nouveau Réalisme e arte concettuale, per quanto puntuali, non esauriscono la gamma complessa delle sue analisi e non ne sminuiscono l'originalità.L'essersi posto degli interrogativi fondanti sull'arte e la sua funzione ha, nella genesi in cui ci appare, il pregio di attribuirgli una vitalità di pensiero rara. E' ovvio, poi, che molte delle questioni che Broodthaers dibatte siano contemporaneamente al centro dell'interesse di altri artisti; ovvio in quanto si tratta di problematiche strettamente legate al contesto sociale, politico ed epocale che ha messo in crisi tutto un sistema di valori legato all'arte. Nel momento in cui il valore dell'arte viene sottomesso quasi integralmente alle leggi di mercato, svilendone i contenuti, pochi senz'altro hanno saputo come Broodthaers arrischiarsi nel difficile cammino di una critica-denuncia poco propensa al compromesso ed a farsi contaminare da quegli stessi contesti così lucidamente individuati e contestati. Non va dimenticato in ogni caso il fatto che il suo pensiero si sviluppi e cresca nel decennio compreso tra gli anni Sessanta e i Settanta, il più carico nella seconda metà del XX secolo di temperie di rottura e dissenso. Trattando di Marcel Broodthaers è impossibile per altro verso ignorare la sua appartenenza alla cultura belga. Una cultura o meglio un'arte che come ha scritto molto acutamente Jan Hoet "n'existe pas" . Dunque, riconoscerne l'appartenenza è affermarne il paradosso, l'identità paradossale che se , da un lato ci spinge ad inquadrarlo in quest'ambito; dall'altro, proprio per la fisionomia di quest'ultimo, refrattario ad un livellante denominatore comune, ci restituisce di lui una definizione lontana da qualsiasi semplicistica categorizzazione. E proprio sulla falsariga di questa ambigua identificazione, Broodthaers può essere ritenuto attraverso la sua personalità e la sua opera, l'artista belga "per eccellenza" . Lui stesso ha affermato "Mon talent est celui d'être belge". Di padre fiammingo e di madre vallone, raccogliendo l'eredità surrealista di Magritte e facendosi accompagnare da Mallarmé, Broodthaers ha saputo concepire un processo di pensiero destabilizzante attorno alle parole e alle cose . E' nel 1963 che Broodthaers , dopo i suoi contatti con il Surrealismo e la publicazione di alcuni poemi, rinuncia alla poesia e si rivolge all'arte plastica. Nel 1965 è già prescelto come uno dei rappresentanti dell'arte belga nell'esposizione "Pop Art, Nouveau Réalisme" al Palais des Beaux Arts di Bruxelles. Ma solo tre anni dopo, nel 1968, è già altrove con la fondazione del Musée d'Art Moderne , Département des Aigles, Section XIX siècle, con casse d'imballaggio vuote e qualche riproduzione di opere d'arte sui muri. Marcel Broodthaers nasce a Bruxelles il 28 gennaio 1924. A partire dai quattordici anni scrive poemi e verso la fine della seconda guerra mondiale ha occasione di incontrare due dei più importanti poeti belgi dell'epoca, Paul Nougé e Marcel Lecomte. Nel 1945 , pubblica nella rivista surrealista, Le Ciel Bleu , il suo primo poema, dal titolo e dall'ispirazione evidentemente simbolista. La vita intellettuale e artistica del dopoguerra a Bruxelles è dominata dal Surrealismo e dal marxismo e Broodthaers partecipa alle riunioni del gruppo tendenti a conciliare queste due tendenze e al contempo a voler nettamente demarcare la distanza dal surrealismo più ortodosso. E', infatti, tra i firmatari del manifesto Pas de quartiers dans la révolution del 1947 in cui viene messa in discussione la figura di André Breton . Tra i firmatari c'è anche René Magritte, l'artista che per primo cercherà di dissolvere le relazioni convenzionali tra parole e cose, e che sarà un punto di riferimento essenziale nella storia artistica di Broodthaers. Quest'ultimo lo rincontrerà nel 1944 e riceverà da lui in omaggio una copia del poema di Mallarmé Un coup de dés jamais n'abolira le hasard, poema che diventerà ,insieme all'opera di Magritte un punto di riferimento costante in tutta l'evoluzione del lavoro di Broodthaers. Nel 1946 Broodthaers apre una piccola libreria a Bruxelles. Nel 1957 comincia ad utilizzare l'apparecchio fotografico e diviene fotoreporter. E' anche l'anno del suo primo film, La clef de l'horloge. Un poème cinématographique en l'honneur de Kurt Schwitters , che si ispira ad alcune opere di questo artista conservate al Palais des Beaux -Arts. Nello stesso anno pubblica la sua prima opera Mon livre d'Ogre che raccoglie una serie di corti poemi in prosa dove appare il tema dell'aquila in seguito costantemente reiterato. Nel 1960 esce il suo secondo volume di poemi, Minuit, poi, nel 1961, il terzo , La Bête Noire. Una raccolta quest'ultima che si compone di una specie di bestiario nella tradizione delle favole di La Fontaine ed è questa, indubbiamente, una tradizione poco di tendenza nell'epoca della Beat generation e di Dylan Thomas. Occasionalmente, in questo periodo Broodthaers tiene delle conferenze al Palais des Beaux Arts e scrive delle recensioni sul relativo giornale. E proprio al Palais des Beaux Arts avrà modo di visitare l'esposizione di Piero Manzoni che lo suggestionerà fortemente anche in forza di una reciprocità visto che Manzoni firmerà una pubblicazione di Broodthaers e vi emetterà un certificato di autenticità , dichiarando il poeta "opera d'arte". Nel 1963, in occasione di una delle prime esposizione della Pop Art a Parigi pubblica un articolo Gare au défi in cui interpreta il fenomeno della pop americana come il prodotto di un contesto di mondi votati all'attualità pubblicitaria, alla superproduzione e agli oroscopi. Non è il solo articolo che dedica alla Pop Art ,ne scriverà un altro rimasto però inedito Pop Art made in USA. Nel frattempo, tra il 1962 ed il 1963 , Broodthaers lavora alla sua quarta raccolta di poemiPense-Bête. Si tratta di un altro bestiario concepito in una forma criptica. Il momento successivo sarà decisivo Ho ingessato a metà un pacco di cinquanta esemplari d'una raccolta , le Pense -Bête, appunto. E' il suo primo esplicito atto d'artista. L'oggetto così realizzato sarà presentato alla Galleria Saint-Laurent ed in seguito sarà presentato nel corso di un dibattito-conferenza di scritttori al quale parteciperanno anche Pierre Klossowski e Roland Barthes. Broodthaers stesso rimarrà sorpreso dalle reazioni "Tiens des livres dans du plâtre! Aucun n'eut la curiosité du texte. Ignorant s'il s'agissait de l'enterrement d'une prose, d'une poésie, de tristesse et de plaisir. Aucun ne s'est ému de l'intérêt(..).On ne peut ici lire le livre sans détruire l'aspect plastique... Mais à ma surprise, la réaction du spectateur fut tout autre que celle que j'imaginais...il perçut l'objet comme une expression artistique ou comme une curiosité" . Questa modalità lo condurrà , da lì a breve, a realizzare una serie di opere con lo stesso procedimento, e le sottoporrà alla giuria del prix della Jeune Scupture Belge che gli accorderà una segnalazione. Tra il 1963 ed il 1967, in piena esplosione del fenomeno della Pop Art con la sua enfatizzazione dei prodotti industriali a distribuzione commerciale , Broodthaers sceglie di occuparsi di soggetti attinenti una quotidianità più tradizionale , più "naturale", come le "moules", letteralmente le "cozze"; patatine fritte sui piatti, uova. Appare spontaneo un riferimento al Nouveau Réalisme anche se diverso è il pensiero cha accompagna questo genere di associazioni: "Il me faut quatre formes essentielles, moules, oeufs, pot que je me sens déjà capable de remplir. Et le coeur... ce qui me tient encore au coeur, c'est le respect pour certaines valeurs, Rimbaud. Particulièrement Arthur Rimbaud, le modèle de révolte" . Nel 1966, all'esposizione personale che si tiene alla Wide White Space Gallery ad Anversa presenta una grande casseruola di cozze accompagnata da un poema: Moi je dis Moi je dis je Le Roi des Moules moi Tu dis Tu Je tautologue Je conserve Je sociologue Je manifeste manifestement. Au niveau de mer des moules, j'ai perdu le temps perdu. Je dis, je, le Roi des Moules, la parole des Moules. E' all'incirca in questo periodo che Broodthaers scopre e comincia ad utilizzare il procedimento dell'emulsione fotografica su tela , cosa che gli consente di raffrontare l'oggetto reale con l'oggetto fotografico. Nel 1967 si tiene al Palais des Beaux Arts la sua prima retrospettiva, intitolata Court Circuit. . Tra le opere esposte c'è le Système D poème en trois cartons sur le thème, la reproduction de la reproduction d'une réalité reproduite" , e la Lecture, consistente in un vaso di vetro posto davanti ad un testo stampato che comincia con LE CORBEAU ET LE RENARD. Sono tutti materiali che reimpiegherà per la preparazione di un film concepito "comme une tentative pour renier, autant que possible, la signification du mot aussi bien que celle de l'image" .Lo stesso film, insieme a due schermi furono poi imballati in una scatola e pubblicati come un libro, furono l'oggetto della sua esposizione Le Corbeau et le Renard nel 1968. Il 1968 vede anche l'introduzione nel suo lavoro di un nuovo materiale che trova per strada: si tratta di lamine in plastica termoformate. Gli occorrerà la collaborazione di artigiani della plastica per realizzarne in forme corrispondenti ai suoi desideri e li esporrà come Poèms industriels.
Broodthaers deciderà infine di limitarne l'edizione a soli sette esemplari per forma, all'incirca tutti si sviluppano su una superficie di 85 x 120 cm. ed hanno uno spessore di poco meno di mezzo centimetro.Ciascuna lamina è realizzata in due versioni di colori come fossero l'una il negativo dell'altra. Un lavoro che viene presentato in occasione dell'esposizione Multipl (i)é inimitable et illimités. Exposition de tirages limités et illimités de poèmes industriels, M.U.SE.E.. D'.A.RT. CAB.INE.T D. ES.E.STA.MP.E.S.
Département des Aigles, alla Librairie Saint-Germaine des-Prés a Parigi dal 29 ottobre al 19 novembre 1968. Il nome Département des Aigles "est né d'un poème que j'avais écrit et retrouvé ' O Tristesse envol de canards sauvages, O mélancolie aigre château des aigles'. J'ai écrit cela il y a 15 ou 20 ans. J'ai alors fait une plaque et transformé 'aigre château des aigles' en 'vinagre des aigles' et c'est ainsi devenu Département des Aigles. C'est un souvenir littéraire" Nel corso dell'inaugurazione presenta anche il film Le Corbeau et le Renard (1967). Nel frattempo Broodthaers prende parte all'occupazione del Palais des Beaux Arts e partecipa della temperia politica dell'epoca; in una lettera aperta del 7 settembre 1968 intestata "Cabinet des Ministres de la Culture" Broodthaers annuncia l'inaugurazione del "Musée d'Art Moderne" "Département des Aigles". L'apertura ufficiale de Le Musée d'Art Moderne. Département des Aigles, Section dix-neuvième siècle avverrà il 27 novembre dello stesso anno e la sede sarà al piano terra della sua abitazione in rue Pépinière. Broodthaers si nomina direttore del museo che concretamente contiene delle casse da imballaggio e delle cartoline postali ingrandite riproducenti opere d'arte. Sulle pareti delle finestre sono dipinte le parole Musée Museum e sulla parete di fondo del cortile c'é la scritta Département des Aigles. All'esterno è parcheggiato un camion per il trasporto di opere d'arte.
Broodtharers definirà più volte il suo un museo "fittizio" "Una parodia politica delle manifestazioni artistiche ed al contempo una parodia artistica delle manifestazioni politiche.". In Broodthaers c'è la netta convinzione che questa esperienza del Museo sia strettamente legata agli avvenimenti politici del 68.Non c'è dubbio che il dibattito intorno al ruolo dell'artista nella società, e che cosa debba intendersi in essa per arte, siano tutte questioni sorte dalle vicende politiche di quegli anni. Nel corso di un'intervista rilasciata a Jürgen Harten e Katharina Schmidt, nel maggio 1972, dichiarò di aver in un primo momento pensato al museo ed ai suoi dispositivi come "ad un luogo di discussione, di scambio di idee; ma l'impresa ha molto rapidamente preso piede con sviluppi impensati che si sono staccati dal contesto immediato (...) Essi si sono distaccati per vivere una vita autonoma. In breve si è dato corso al fenomeno tipico dell'arte. Si inventa qualcosa che si crede strettamente legata ad un avvenimento reale che si produce nella società ed a quel punto la cosa comincia a vivere di vita propria , a evolversi e a produrre le sue proprie cellule", e più avanti , " Secondo me, l'artista controlla questo fenomeno solo per un lasso di tempo molto breve ed in maniera molto generica. In seguito il fenomeno gli sfugge. Le idee cominciano a svilupparsi autonomamente come fossero delle cellule viventi.
L'aspetto scienza-finzione, cioé fittizio, si è in tal senso ben manifestato proprio nell'impresa che portava il nome di "Musée d'Art Moderne. Département des Aigles". L'aspetto irreale ed il dispositifo, che all'inizio non era che un semplice decoro, si sono a poco a poco istituzionalizzati per me e i miei prossimi. Nella cerchia delle mie conoscenze questo museo è divenuto realtà- e lo è divenuto anche per le persone che venivano da fuori e che avendone sentito parlare volevano visitarlo.Nonostante il suo carattere effimero, tutto un nuovo sistema di relazioni cominciò a germinare intorno a questo nuovo museo. Il dispositivo perse la sua funzione meramente decorativa, e divenne il simbolo del museo fittizio, cioé quello stesso assunto dalle cartoline postali, cioé valore di simbolo. (...) C'è un fatto io parlo di finzione a proposito delle aquile che io espongo sotto la stessa etichetta "Musée d'Art Moderne".Cosa significa? Il fatto è che anche l'Aquila è in fin dei conti dalla sua origine una finzione i cui contenuti sociologici e politici sono tanto più complessi da capire tanto più si procede a ritroso nella loro storia. Come spiegarsi interamente la nascita dell'Aquila come simbolo e mito senza tutte le conoscenze archeologiche di cui disponiamo sulla questione? Credo che l'esposizione mostri evidentemente che sia l'Aquila che la sua rappresentazione sono essi stessi finzione. Due finzioni dunque di incontrano. Bisogna che sia provocante. La mostra trae la sua realtà da una più forte presa di coscienza della realtà - intendo per realtà la realtà di un'idea- proprio grazie all'incontro di queste finzioni" . Alla fine del 1969, Broodthaers si trasferisce a Düsseldorf e intraprende il progetto di creare una sezione distaccata Section cinéma du Musée des Aigles che sarà inaugurata all'inizio del 1971 in un stanza nel sottosuolo. All'interno un grande schermo dipinto con sopra le scritte : "Fig.1; fig.2; ecc..sulle quali sono proiettati diversi film: Charlie Chaplin, un documentario sul museo, un film su Bruxelles. In una piccola sala adiacente, Broodthaers installa un'opera consistente in un piano, una scatola contenente degli oggetti, uno specchio, una pipa, una maschera, un orologio e a fianco una moviola della quale si serve per i suoi film. Dal 1968 l'interesse per il cinema può ritenersi parallelo a quello per l'arte visiva. Nel 1970, in occasione di una mostra alla galleria MTL a Bruxelles scrive in un foglio manoscritto che distribuirà nel corso dell'inaugurazione : Mallarmé est la source de l'art contemporain.. Il invente inconsciemment l'espace moderne(...) Un coup de dés. Ce serait un traité de l'art. Le dernier en date, celui de Léonard de Vinci, a perdu de son importance, car il accordait aux arts plastiques une place trop grande et on le devine aujourd'hui, à ses maîtres (les Médecis). A Mallarmé Broodthaers aveva già alla fine del 1969 dedicato un'esposizione :"Exposition littéraire autour de Mallarmé. Marcel Broodthaers à la Deblioudebliou/S" alla Wide White Space Gallery di Anversa tenutasi dal 2 al 20 dicembre 1969. Per questa mostra Broodthaers aveva progettato un'edizione ispirata al poema di Sthéphane Mallarmé "Un coup de dés jamais n'abolira le hasard", consistente in tre versioni differenti: su lamina di alluminio anodizzata, su carta meccanografica trasparente e su carta uso mano. Il progetto differì o meglio fu realizzato solo in parte: furono realizzate 12 lamine in alluminio anodizzato di 32 x 50 cm. che riproducevano le pagine dell'edizione originale del poema , pubblicata da Gallimard nel 1914, ad eccezione di una lamina mantenuta vergine. Il poema veniva riprodotto sotto forma di linee, il cui spessore, la lunghezza e l'altezza corrispondevano a quelle della tipografia d'origine.
Parallelamente Broodthaers editò un libro la cui copertina era una copia dell'edizione originale fatta eccezione per la sostituzione del proprio nome a quello di Mallarmé, del sottotitolo Image al posto di Poëme e del nome delle due gallerie editrici d'Anversa e di Colonia al posto della sigla NRF. Curioso è il cartoncino d'invito stampato per l'occasione: da un lato il ritratto fotografico di Mallarmé e sulla sua destra il nome del destinatario dell'invito, sulla sinistra del ritratto,invece, il nome di Marcel Broodthaers accompagnato dalla parola "Deblioudebliou/S". A molti questa iscrizione parve criptica ; ma in realtà essa non è che la trascrizione in francese delle iniziali della galleria W.W.S.Ed è probabile che Broodthaers si affidò a questa parola , un pò per ironizzare sull'abitudine inglese di ridurre tutto alle iniziali , così come aveva fatto James Lee Byars che aveva esposto nella primavera dello stesso anno in quella galleria e che così l'aveva chiamata. Byars era divenuto grande amico di Broodthaers e lo aveva soprannominato "Baby Baudelaire". In mostra erano presenti altri lavori tra cui: un completo da uomo scuro appeso ad una gruccia di legno con su scritto "d'Igitur"; un dado in legno . Nel 1970 in occasione della mostra personale alla galleria MTL, a Bruxelles, svoltasi dal 13 marzo al 10 aprile 1970, troviamo nel catalogo un testo che sintetizza senza ambiguità il suo pensiero sull'arte: Le but de l'art est commercial. Mon but est également commercial. Le but (la fin) de la critique est tout aussi commercial. Gardien de moi-même et des autres, je ne sais vraiment où donner du pied. Je n'arrive plus à servir tous ces intérêts en même temps... d'autant plus que les pressions inattendues modifient en ce moment le marché (qui a déjà tant souffert).
Testo che riproporrà lo stesso anno nella mostra Art Actuel in occasione della quale acquista un lingotto d'oro e gli fa iscrivere sopra l'insegna dell'aquila, e stipula un contratto in base al quale un certo numero di lingotti saranno venduti al prezzo del doppio del costo dell'oro quel giorno. Tornando alla personale alla galleria MTL, la mostra costituisce un insieme concepito da Broodthaers e così composto: - 67 fogli (dattiloscritti, manoscritti disegnati ecc); - un film MTL -DTH, 16 mm;, realizzato durante l'esposizione e avente per soggetto le lettere dell'iscrizione sulla vetrina - il catalogo MTL 13/3/70 -10/4/70, descrittivo sull'esposizione; - un'iscrizione sulla vetrina della galleria che potesse essere leggibile sia dall'interno che dall'esterno e che recitava il testo del cartoncino d'invito alla mostra; - Un certificato medico del dottor Jean Vermeylen, fatto a Bruxelles, il 2 marzo1970, in cui si dichiara che lo stato di salute di Broodthaers è tale da "le met dans l'incapacité d'avoir une activité professionnelle normale du 2/3/70 au 4/4/70". -Le décor de Magritte...Si vous collez.., 1966-67, 2 cartelline di cartone con dei testi manoscritti. "Il film più corto del mondo", con questo slogan la galleria Folker Skulima di Berlino presenta nel 1970 il film di Broodthaers La signature (Une seconde d'éternité), in seguito venne aggiunto: Une Seconde d'Eternité de Marcel Broodthaers d'après une idée de Charles Baudelaire. Il film, girato in 35 mm. mostra in un secondo la formazione della firma di Broodthaers ed è proiettato in una mostra il cui fine è quello di porre a confronto l'immagine statica con l'immagine in movimento. La mostra comprende :la pellicola del film e la riproduzione in plastica della 24° immagine. Nel 1971, Marcel Broodthaers è testimonial della campagna pubblicitaria delle camicie van Laack, lo vediamo ritratto a pagina 166 della rivista di Amburgo Der Spiegel con la seguente iscrizione manoscritta di Broodthaers:"Que faut-il penser des rapports qui lient l'art, la publicité et le commerce?
M.B. (le directeur). Nel 1972 in occasione della mostra, che parzialmente parafrasa nel titolo Wittgenstein, "Tractatus logico-catalogicus ou l'art de vendre", sempre alla galleria MTL (Bruxelles, 18 maggio-17 giugno 1972) presenta due fotografie della vetrina della mostra del '70 e la riedizione del catalogo.
Sempre nel 1972, Broodthaers espone alla Kunsthalle dei Düsseldorf la Section des Figures (Der Aller vom Oligozän bis heute).
Si tratta di un gruppo di opere concepite sull'iconografia dell' aquila legata al tema del museo , indagandone molteplici contenuti e significati. Ed ecco in un breve testo esplicitato il senso di questo progetto: 1. Mettre en défaut toute idéologie qui peut se former autour d'un symbole (c'est faux). 2.Etudier objectivement ces symboles (les aigles) et particulièrement leur usage dans la représentation artistique (les aigles sont utiles). 3. Utiliser les découvertes du conceptual art pour éclairer objets et tableaux des temps anciens. Cok kki nclusion: l'aigle est un oiseau. Tutti gli oggetti di questa esposizione sono accompagnati da un'etichetta con su scritto, in francese, in tedesco o in inglese : Ceci n'est pas une oeuvre d'art. Un modo per combinare la citazione dell'opera di Magritte La trahison de l'image (ceci n'est pas une pipe) e l'Urinoire di Duchamp. La chiusura dell'esperienza del Museo avrà luogo a Kassel nel corso di Documenta V, il 10 ottobre 1972.
Nello stesso anno , dal 5 ottobre al 26 novembre 1972, The Salomon R.Guggenheim Museum di New York ospita la mostra di Marcel Broodthaers Amsterdam - Paris - Düsseldorf.
All'inizio dell'anno successivo Broodthaers si trasferisce in Inghilterra e comincia a lavorare ad un gruppo di opere che manifestano un inedito interesse per la pittura.In verità , già nel 1966 aveva realizzato una mostra dal titolo Peinture à l'oeuf.
Peinture à l'oeuf. Je retourne à la tradition des primitifs. Nel 1972 proporrà invece alla galleria Zwirner Peintures littéraires 1972 - 1973. Si tratta di un ulteriore indagine sul linguaggio. Nel novembre 1973 pubblica per le edizioni Petersburg Press a Londra "A Voyage on the Nord Sea". SI tratta di un film-libro tirato a 1100 esemplari.
Tra il 1973 ed il 1974, Broodthaers realizza moltissime mostre. Ed è anche il periodo in cui realizza tre suoi importantissimi film che saranno poi riassunti dalla formula Décors. L'idea conduttrice è la stessa che aveva informato Le catalogue et la signature (1968) e Ma collection (1971). Tornando alle mostre di questi anni si svolsero tutte in spazi espositivi pubblici e istituzionali( Palais de Beaux Arts a Bruxelles; Eloge du Sujet al Kunstmuseum di Bale; Invitation pour une exposition bourgeoise alla National Galerie di Berlino). Di ritorno dall'Ighilterra Broodthaers realizza due esposizioni/ The privilege of Art al Museum of Modern Art di Oxford; e Decor (A conquest by Marcel Broodthaers) all'ICA di Londra. Quest'ultima mostra è concepita come un'illustrazione dei rapporti tra guerra e confort.
Sulla scia di questa mostra realizza il suo ultimo film The battle of Waterloo in cui propone accanto agli oggetti della mostra un puzzle della famosa battaglia ed una banda sonora tratta da una parata militare. L'ultima manifestazione espositiva L'Angélus de Daumier si svolgerà a Parigi nel vecchio Hotel di Rothschild e Broodthaers presenterà un pò tutti i suoi lavori secondo un'idea di decoro che, come ebbe ad affermare lui stesso, consisteva nel fatto che : "Le décor n'étant pas une fin en soi" Marcel Broodthaers muore a Colonia il 28 gennaio 1976.

Pense-bête , 1964, libri, carta , gesso, 30x84x43 cm.

Pot moeul coeur ,1966, vetro, gusci di cozze, legno, 85x88x65 cm.

Le corbeau et le renard, 1968, stampa fotografica su tela, 112,40 x 82 x 41
cm.

Multipl(i)é inimitable illimité - Poèmes industriels, 1968, lamina in
plastica, 86 x 120 cm l'una

Peintures littèraires
1972 - 1973, cartoncino d'invito, galleria Rudolf Zwirner, Colonia, 1973

vetrina della galleria MTL, Bruxelles, 1970

 
Marcel Broodthaers rappresenta il caso di un artista difficilmente inquadrabile in definizioni classificatorie troppo rigide. Le sue fonti possono essere riconosciute in Baudelaire, Mallarmé, Duchamp e Magritte. Il suo percorso d'artista, sviluppatosi dal 1964 al 1976, si muove da un inizio prossimo alle tematiche ed alle modalità dei Nouveaux Réalistes fino a giungere attraverso un continuo sconfinamento oltre i territori consueti dell'arte al Concettuale. L'oggetto prioritario della sua attenzione è il contesto sociale ed economico nel quale l'arte si invera, un oggetto che verrà indagato e messo a nudo in tutte le sue molteplici funzioni.Il suo primo esplicito atto d'artista risale al 1964 quando ingessa un pacco di cinquanta esemplari di una raccolta, le Pense- Bête. Appare evidente l'intento di censurare e di interdire la lettura, ma con grande stupore di Broodthaers e nonostante l'opera susciti entusiasmo, nessuno sembra rilevarlo. Comincia allora a riflettere sulla condizione fittizia dell'opera d'arte. Fino al 1967 Broodthaers si occupa di soggetti desunti dalla natura come le "moules" o le "oeufs". Nel frattempo inizia a girare dei film che saranno poi presentati ed interagiranno con le altre opere secondo un'ottica che apre il lavoro artistico alla molteplicità linguistica. Il lavoro più rappresentativo dell'artista è la creazione del Musée d'Art Moderne - Département des Aigles , un progetto che cura a partire dal 1968 e che troverà più occasioni per specificarsi ed estendersi. Si tratta di un museo "fittizio" teso ad interrogare l'idea del museo, le sue competenze ed i suoi contesti concettuali ed economici. L'ultima mostra "L'Angélus de Daumier" si svolgerà nell'autunno del 1975 e raccoglierà in una summa tutto il suo percorso secondo un'idea di "decoro".
Broodthaers's investigation of the role that presentation plays in the discourse of modern art practice gained complexity and political force with his numerous installations, collectively titled "Musée d'Art Moderne, Département des Aigles, Section Publicité". First shown in his home in 1968, then in several museum versions, and finally installed at the 1972 documenta exhibition (after which it was disassembled), Musée d'Art Moderne exposed the way in which the arrangement of things inscribes objects with both market value and ideology. Constructing a fictive narrative based on strategies of collecting and exhibition, Broodthaers entangles the museum audience in a never-ending circuit of looking that both reveals and obscures underlying networks of power and control. As he wrote in a text published in conjunction with the documenta version of this piece: "This museum is a fiction. In one moment it plays the role of a political parody of artistic events, in another that of an artistic parody of political events." Yet even as he exposed the deceit of placement and the fiction of artistic production, so attuned was Broodthaers to the way the art world functioned that he even anticipated and celebrated his own co-option by the museum and gallery system.
The physical products of Broodthaers's poetic explorations-his mussel shells, eggs, eagles, mirrors, and faux museum environments-continued, after his death, to circulate their ironic meditation on the troubled and political role of art practice, while providing later generations of Belgian artists with a manner of working and presentation. Combining wit and word play in his installations with an ironic inversion of scientific or documentary display, Broodthaers accented the activity of looking and interacting with fictive or artificially constructed narratives. In turn, these arrangements raise questions about the ways in which social and cultural values are formed.