CHIARA FORTI

Nata il 29/07/1978 a Carpi (MO), risiede a Modena.
E-mail: hommequidort@yahoo.it
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QUESTIONARIO:
1.Perché hai deciso di partecipare a questo concorso?
Di solito i concorsi si indicono per trovare qualcuno o qualcosa, qui mi piacerebbe pensare che sono io che ho trovato voi...

2.Per chi è utile l'arte?
E' sbagliato pensare che l'arte debba avere dei fini utilitaristici, a priori l'arte non può e non deve essere considerata come "qualcosa che ci può servire", questo atteggiamento è non solo errato ma dannoso, perché potrebbe indurre a far rientrare l'arte all'interno di quella logica consumistica e capitalistica per cui una cosa va considerata nel suo "servirci", e quando diventa incapace di adempiere a questa funzione, lì cessa di essere indispensabile.
No, si dovrebbero sicuramente ristabilire dei criteri di valore in cui l'arte rivendichi il suo carattere di necessarietà e universalità.
Beuys considerava l'arte come unica pratica di esperienza globale, come un processo totalizzante di rigenerazione e liberazione dell'individuo.
Questi concetti andrebbero recuperati e sviluppati ulteriormente, perché credo che proprio qui Beuys cercasse un sistema che andasse a recuperare i valori primordiali dell'arte per poi rifondarla, credo che sia proprio questo il termine giusto, rifondare, riformare il processo artistico.

3.Cos'è la libertà di espressione?
a) quando il mondo gira davvero attorno a me a prescindere da come io mi esprima
b) quando mi chiamano 'artista' per come mi atteggio
c) quando ciò che ferma la mia espressione è solamente il suo esaurimento
d) quando la mia espressione finisce dove inizia quella degli altri
e) altro:
E' qualcosa che pian piano, ho la sensazione, stiamo perdendo, o meglio forse si sta perdendo la consapevolezza di che cosa voglia dire veramente esprimersi liberamente, il che è molto peggio.
Questo è sicuramente un sintomo inquietante della volontà di conformazione della nostra epoca.
Credo si sia maturata un'idea spesso sbagliata di cosa significhi realmente "libera espressione", perché tutto questo non solo comporta ciò che dovrebbe essere fatto incontestabile e che troppo spesso purtroppo non è, ovvero che un individuo abbia la possibilità di esercitare il proprio diritto ad esprimersi liberamente, ma, e soprattutto, significa che ad ogni individuo deve essere assicurata la possibilità di formarsi una modalità d'espressione che sia autenticamente libera.
Il punto della questione è senz'altro questo, perché in toto la libertà d'espressione deve essere intesa come la capacità di auto-formarsi liberamente e autonomamente, perché a ciascun uomo andrebbero assicurati quegli strumenti per maturare una "espressione libera", questo è ciò che si deve intendere quando si parla di libertà d'espressione.
Possiamo benissimo proclamare e invocare la libertà d'espressione, dirci liberi, ma questa è una libertà prettamente fittizia, di facciata se risulta essere condizionata, direzionata, pilotata.
Lo sforzo del capire, del comprendere deve essere accompagnato da uno sguardo critico sul mondo, perché dobbiamo essere disposti a cambiarci, a cambiare le nostre idee, a trasformare il nostro modo di vedere.
Bisogna rivendicare una visione antidogmatica e non assolutistica delle cose, ma aperta a comprendere la differenza, la molteplicità, non una visione univoca, ma composita, multiforme, pronta ad accogliere e comprendere conflittualità e contraddizioni, ovvero a comprendere il mondo nelle sue infinite differenze, e soprattutto a rifiutare l'omologazione ad accogliere la diversità come un terreno fertile e germinale di nuove idee, di trasformazione e cambiamento.
Ci vogliono certamente delle premesse perché ogni individuo possa esprimersi liberamente e queste vanno ricercate nel nostro modo di informarci "del mondo e dell'uomo", e i processi mediatici e il settore dell'educazione sono i nessi, i punti nodali a cui dobbiamo guardare perché questo possa avvenire.

4.Come interpreti l'affermazione di Joseph Beuys: "Tutti sono artisti"?
Ritengo Beuys uno degli artisti più emblematici della nostra epoca, e credo che il discorso teorico di Beuys andrebbe interamente recuperato, sono concetti di enorme importanza, e credo che la figura di questo artista sia immeritatamente sottovalutata, forse per l'incapacità di riuscirlo a contenere dentro un quadro più preciso, perché sicuramente la figura di Beuys non si presta ad essere ridotta all'interno di una corrente artistica o ad un pensiero che non sia di più vasta portata, perché il discorso teorico di questo artista esula certamente da quegli ambiti che comunemente vengono considerati prettamente artistici, ed è qui che sta la portata rivoluzionaria del pensiero beuysiano, ovvero che l'arte non si ferma alla parola arte, ma va oltre, trascende il suo stesso termine per coinvolgere temi di più vasta portata, per riprendere i concetti di socialismo e democrazia nel loro significato più autentico e profondo, nel considerare ogni uomo un 'artist' perché in ognuno di noi è insita la potenzialità di fare qualcosa con le proprie capacità, perché la rivoluzione siamo noi!

5.Qual'è l'ultimo vernissage di un evento culturale al quale sei stato? Esprimi la tua opinione al riguardo
Credo che l'arte vada "sdoganata" da quegli eventi che oggi si ama chiamare, non senza quel compiacimento che credo appartenga un po' a quell'elite di galleristi e artisti di successo, happening e vernissage.
Se l'arte continuerà sempre più a piegarsi alle leggi del mercato assumendo sempre più spesso la tipologia di un prodotto di marchio, credo che il giorno in cui verrà assorbita totalmente da questo processo di mercificazione, di compra-vendita, valutazione e svalutazione, dove le opere d'arte assomigliano sempre di più a quotazioni in borsa, anche dove ci presenteranno installazioni mirabolanti e dipinti eccezionali credo che lì l'arte non avrà più niente da dirci, e noi avremmo perso.
Purtroppo questo è un pericolo reale che dovrebbe non poco inquietarci.
Bisogna fare qualcosa perché questo non accada, e per fare ciò bisogna riconsiderare l'arte nel suo enorme potenziale rivoluzionario, nella sua immane attività innovatrice, plasmatrice, trasformatrice, il problema è che bisogna sicuramente ristabilire delle priorità.

6.Il più speziato pettegolezzo dell'ambito culturale?
Nutro poco interesse per i pettegolezzi.

7.Cosa determina l'atteggiamento di un artista incline al successo?
Ho sempre nutrito poca simpatia per la parola successo.
Francamente credo che successo ed arte abbiano in comune ben poco.
Questa frenesia di successo è un altro tra gli orrori creati dalla nostra epoca.
Credo che un'artista che mette come priorità il proprio successo abbia perso di vista altre cose ben più importanti.
Una ricerca artistica deve partire da una profonda necessità di capire, da una profonda volontà di comprendere, senza questo presupposto allora non parliamo nemmeno d'arte, ma solo di compiacimento fine a se stesso.

8.Chi mantiene l'artista?
Dovrebbe crearsi un sistema di cooperazione.
In modo da alimentare meno possibile fenomeni di esclusività o mecenatismo.
Dovremmo essere in grado di avere tutti le stesse possibilità.
Una sorta di socialismo creativo.

9.Chi ha sponsorizzato il tuo ultimo progetto (specifica le modalità)?

Me stesso e qualche associazione giovanile.

10.Quali sacrifici hai fatto e cosa faresti per raggiungere i tuoi obiettivi?
Credo che un uomo fortemente deciso ad inseguire i propri sogni non si lasci scoraggiare dalle barriere che troverà sul proprio cammino.
Sognare è un'impresa fortemente etica, forse per questo dovremmo farlo tutti un po' più spesso.
I sogni ci parlano sempre e ancora, ma quanto possiamo imparare da loro?
Tanto, tantissimo.

11.Le tue misure: altezza-peso / colore dei capelli-occhi / petto,seno-vita-fianchi
Sono suscettibile di misurazioni, sconfino.

12.Qual è la tua colonna sonora? Facci conoscere che tipo di musica preferisci.
"Non date importanza alla musica, comportatevi come se non esistesse.
Essa ha la sola pretesa di contribuire alla vita, proprio come una conversazione privata, un quadro in una galleria, la sedia su cui siete o non siete seduti", questo era quello che teorizzava Erik Satie nella sua "musique d'ameublement", ovvero una musica che fosse talmente connaturata nella vita dell'uomo, da risultare invisibile come l'aria che respiriamo.
Quella sua musica esisteva con noi, e quando ancora ascolto le Gymnopèdies ne riconosco la portata rivoluzionaria.
Quello che più mi interessa sono quei processi di rottura, di scardinamento degli schemi, dove la sonorità viene totalmente reinventata, come riplasmata, ricostruita in forma altra, basti solo pensare alla grandiosità del jazz.
Satie diceva "io amo misurare un suono molto più che ascoltarlo", è qui che il suono andrebbe considerato come qualcosa di estremamente materico, da plasmare e ricreare come si fa con l'argilla o atri materiali.
Andrebbero ripresi i concetti di philophonia e scomposizione del suono ricollegandoli all'idea che Beuys aveva del linguaggio, ovvero come creatore di forme attraverso il pensiero, fino a considerare il pensiero un mezzo plastico, questa era quella che Beuys stesso chiamava "la vera produzione trascendentale della produzione".

13.Quali sono le tue perversioni?
...

14.Sei mai andato da uno psicologo?
...

15.Ti occupi di politica? Perché?
E' fondamentale che ognuno di noi prenda coscienza di cosa sia il mondo, di come si siano costituiti attualmente gli organismi sociali, ovvero su cosa poggia realmente la nostra società e su quali modalità si è operata la sua costituzione, perché solo attraverso una profonda analisi della nostra società potremo, come dire, sbrogliare le grandi matasse e punti nodali del nostro tempo.
L'arte deve avere il compito e la capacità di ristabilire a livello di contenuti delle alternative di evoluzione.
Tutto va riveduto e riformato secondo una più ampia visione.
Credo che sia una tematica enorme che andrebbe sviscerata analizzandone ogni sua singola parte.
E' seriamente preoccupante come oggi il capitalismo trasferisca in maniera anche repentina enormi quantità di potere veicolato dal denaro, se questo modello capitalistico continuerà a dettare legge saremo sempre più indifesi davanti ad un sistema che finirà per massacrare e scardinare tutto il sistema di protezione sociale.
Siamo tragicamente inconsapevoli di come questo influisca sulla vita di ciascuno di noi.
Se non vogliamo che tutto ciò abbia conseguenze a dir poco nefaste, si devono creare le premesse per una trasformazione e un riassetto delle basi costitutive della società.
Bisogna attuare un'analisi feroce di questo tempo e creare le premesse per una ridistribuzione più equilibrata dei poteri.
Se parlando d'arte non siamo disposti a mettere in gioco tematiche di più ampia portata come le guerre, gli stermini, e gli avvenimenti tragici degli ultimi anni e alle modalità con cui tutto ciò può essere almeno in parte risanato, se parlando d'arte non le riconosciamo la capacità di poterci cambiare e di poter attuare delle trasformazioni a livello culturale, se parlando d'arte ne misuriamo solo il livello di provocatorietà fine a se stesso allora possiamo parlarne anche in termini della sua morte.

16.Uno slogan che ti rappresenta (va pubblicato sul manifesto).
N.A.G. Nuova Arte Globale
CV
Nel 1998 consegue la Maturità d'Arte Applicata presso l'Istituto Statale d'Arte A. Venturi di Modena.
Attualmente iscritta al corso di laurea in Filosofia con percorso in Estetica, presso l'Università di Lettere e Filosofia di Bologna.
Consegue nell'anno scolastico 2003-2004 il Diplome d'Etudes Universitaires Françaises in Philosophie, equivalente ad un diploma universitario di primo livello, compiendo un anno di studi presso la facoltà di Sciences Humaines, Università Jean Moulin, Lyon 3, nella città di Lyon , Francia.
Nell'anno 2004 segue presso l'Acadèmie de Beaus Arts de Lyon un ciclo di lezioni sulla Fotografia, circa lo sviluppo fotografico, stampa manuale in bianco e nero.Ha inoltre frequentato negli anni scolastici 2001.2002 e 2002.2003, contemporaneamente agli studi universitari, il corso di Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna.
Nell'anno 2002 è selezionata per uno stage patrocinato dal comune di Bologna in regia Documentaria tenuto dal regista Alberto Grifi.
Ha partecipato come illustratrice a diverse edizioni della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna.
Ha inoltre partecipato all'edizione 2002 di Porfolio.
Mostre:
collettiva dal 9.10.2004 al 15.10.2004 presso p.zza Castello, Campogalliano, (Mo)