Lippologia considerata come scienza esatta
dei movimenti del cavallo ci introduce allarte veramente meccanica
del motore. La geometria analitica del galoppo delle cavalcature, in
Muybridge per esempio, rinnova lattrazione geometrica troppo elementare
del corpo che combatte al passo. Ormai loggetto conta meno del
tragitto, della sua traiettoria; con gli studi cinematici bisognerà
scovare e inseguire quei movimenti sconosciuti che si propagano intorno
alloggetto in movimento. Grazie al fucile cronofotografico di
Marey, la corsa del cavallo, il volo delluccello e landatura
delluomo saranno resi nella concatenazione continua dei gesti
dello spostamento. Lultima caccia consisterà in un safari
fotografico, che più che far vedere lanimale mostra
linvisibile successione dei momenti del movimento: la linea di
volo, la struttura stroboscopica del corpo in movimento (linvisibilità
della velocità).
Ho trovato particolarmente interessante la ricerca del movimento umano
che hanno svolto Muybridge e Marey. Muybridge, nel corso dei la sua
vita, ha descritto ogni possibile movimento umano con più di
100 000 fotografie; ogni semplice movimento veniva rappresentato con
decine di fotogrammi ( i fotogrammi a scatti), mentre Marey
descriveva un movimento con un fotogramma solo, usando la lunga esposizione,
fondi neri e vestendo i suoi modelli con una tuta elastica nera con
delle strisce bianche; quindi solo le strisce, impregnate di luce rimanevano
impresse sulla pellicola; diventavano tracce, sagome geometriche, la
struttura stroboscopica del corpo umano in movimento. La velocità
diventava visibile.
Come mio fondale nero ho scelto Venezia, la città perfetta per
fare fotografie notturne, usando tempi di esposizione molto lunghi,
a causa della scarsa illuminazione. Ho sfruttato le sue calli nascoste,
gli angoli quasi completamente bui ma innanzitutto i ponti che attraversando
mille canali rendono possibili gli spostamenti umani quotidiani.
I due soggetti (luomo, il luogo) dovevano avere un significato
più profondo: il ponte, o piuttosto larco, uno dei tre
archetipi archittetonici, e il movimento umano, dato che il mio primo
soggetto non fu tanto luomo quanto la sua andatura, il tentativo
di trascriverne il movimento (nascosto nellevidenza).
L istallazione Movimenti/Suoni varia sia le sue dimensioni
sia il modo di essere esposta e offre il massimo se non è chiusa
in un box. Usando le immagini fotografiche proiettate, le onde della
luce viaggiano in aria, coinvolgono tutto lo spazio, tutte le strutture
archittetoniche. Avendo i mezi tecnici necessari, i diaproiettori dovrebbero
proiettare le immagini sugli edifici vuoti (durante la notte ovviamente),
mimetizzando così il confine tra le varie arti, tra le esigenze
e i modi di vedere le cose che ci circondano e che non notiamo più,
soltanto perché hanno perso la loro funzione, quindi restano
vuote, inutilizzate, dimenticate.
L Art-box costruito per la Biennale Giovani di Fiume ha la facciata
anteriore rettangolare, è dipinto tutto di rosso (il colore presente
in tutte le diapositive) ed è perforato con tre fori.
I fori saturano la nostra attenzione-concentrazione e dirigono la percezione
verso la profondità virtuale dello spazio che stiamo osservando.
I fori si trovano su tre altezze:160 cm (altezza degli occhi delluomo),
140 cm (altezza degli occhi della donna), 100 cm (altezza degli occhi
del bambino). Ogni foro ci offre una visione diversa. Solo uno contiene
la spia ottica grandangolare (quello che sta in mezzo del box, delluomo)
che allontana limmagine che vediamo e distorge la parte laterale
del campo visivo (effetto fish eye) però è
lunico foro che copre tutto il campo visivo.
Linterno del box contiene due diaproiettori che proiettano le
immagini diagonalmente su due schermi posti a chiusura degli angoli
di fondo dellart-box.
Sempre nellinterno, subito davanti alla spia ottica si trova il
Rotore, lavoro-conversazione tra me e il senso della pittura,
scultura e movimento. In una cornice nera (30 X30 cm) si trova una fotocopia
su acetato di una delle diapositive usate nelle proiezioni. E
trasparente, dunque visibile da tutti i latti e altrettanto ci permette
di guardare attraverso. La cornice è montata su uno stativo che
la mantiene allaltezza dellocchio umano e la fa rotare sul
proprio asse verticale grazie ad un motore elettrico; tutti i materiali
utilizzati sono di recupero (timer di lavatrice, tondino da costruzioni,
ferramenta recuperata da rottami di elettrodomestici).
Intera proiezione è accompagnata dai suoni di passi registrati
dal vivo a Venezia, durante vari momenti della giornata; mattino, pomeriggio,
sera, notte profonda. I passi sono sempre diversi; sono tracce sonore
di persone che camminano, salgono e scendono i ponti veneziani, corrono,
stanno fermi, con tutto il sottofondo di parole, risate, grida, rumori
del vivere quotidiano.
Il suono e la luce dei movimenti danno la sensazione di vita, di qualcosa
che si sta svolgendo, di pienezzà, di potenzialità. Come
sfondo, le diapositive ci mostrano le calli veneziane buie, i ponti
con scarsa illuminazione, gli spazi davanti alle abitazioni. Venezia
è mostrata come qualcosa di stanco, scuro, morto, vuoto, come
una specie di tomba culturale. Una tabula rasa che grazie alla presenza
di gente e della luce dei loro movimenti potrebbe cambiare, potrebbe
diventare una città viva.
La seconda serie delle diapositive è stata fatta a Fiume, poco
prima dellinaugurazione della Biennale Giovani, proprio perché
la stessa idea può coinvolgere diverse città. Questo movimento
continuo, reale o fittizio che sia, riabilita lo spazio urbano, allontana
fino a renderlo estraneo ciò che era vicino, istituisce la dimensione
dellassenza.
Nelle mie immagini non è laspetto spaziale determinante,
lo spazio e il luogo sono appena definiti. Queste immagini sono un assurdo
temporale; ci mostrano le tracce del movimento delluomo. Mentre
le sagome rimangono impresse, luomo svanisce in nulla, risulta
non esistente nelle fotografie perché è già passato,
consuma già un altro tempo.
(1997)