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Il Peso del Virtuale
(The Heaviness of Virtual)

EN PLEIN AIR

Pinerolo - Turin, Italy

Catalogue of the exhibition.

2002

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La mostra dal 1998 si ripete ogni anno all'interno del Progetto Maionese "Ricerca sulla creatività femminile". Il titolo della rassegna dell'anno 2002 è

IL PESO DEL VIRTUALE

MOTIVAZIONI DEL PROGETTO: La mostra, tutta al femminile, si propone di esaminare un aspetto che caratterizza la cultura dell'inizio del nuovo millennio, la dimensione della virtualità.
Non senza ironia ci si interroga su quale sia il "peso" che essa assume, in contrapposizione o in relazione con il reale. I simulacri del quotidiano cui allude il sociologo J.Baudrillard, per indicare i condizionamenti surrettizi e talvolta malcelati che alterano l'identità del soggetto e ne determinano i comportamenti, sono i fantasmi che si annidano tra le maglie del vissuto. Su un altro piano, complementare, si pone il problema della comunicazione, oggi più che mai fagocitata dalla velocità del computer, dalla tecnologia esasperata, da un assetto apparentemente perfetto e controllato, in realtà asettico e pericoloso.
La mostra esamina un aspetto specifico di questo problema, l'incidenza che la virtualità assume nella vita contemporanea, indagando in diversi ambiti artistici: l'arte è infatti lo specchio della fenomenologia esistenziale e risente in modo particolare della polarità di vero e illusorio.
Le artiste presenti in mostra sono operative soprattutto con installazione, fotografia e video e provengono da diverse regioni: ne deriva un confronto culturale ad ampio respiro.

Il Peso del Virtuale di Tiziana Conti / Progetto Maionese anno 2002

altri testi di riferimento:
Juan Maria Calles, Mauro Comba
La negatività, cioè l'integrità della determinazione. G.F.Hegel

La nostra epoca è caratterizzata dall'iper e dal post. L'importanza attribuita all'apparenza (Schein) a scapito dell'esserci ( Dasein) è uno degli elementi centrali nella costruzione della nostra identità. La fotografia di Clegg e Guttmann e quella di Thomas Struth presentano con chiarezza emblematica esseri stereotipati che lasciano trasparire il vuoto e l'assenza di normalità, nascosti sotto una patina convenzionale. Il post è tutto ciò che guarda al futuro: solo apparentemente però; in realtà il post si è già consumato, in una frenesia creativa che si è inevitabilmente ribaltata in potere autodistruttivo. Allo stesso modo l'iper, smisuratamente dilatato, ha subito un processo di cortocircuitazione. Il computer ha prodotto un rivolgimento comunicativo assoluto. Tuttavia, per dirla con l'artista e critico americano Peter Halley, l'utilizzo di questa tecnologia ha indotto una sorta di perversione del linguaggio, una sintassi irrigimentata dalla comodità, capace di fornire sempre e in ogni modo strumenti che non tradiscono. Non è allarmante la totale assenza di sorpresa? Non è più destabilizzante dell'imprevisto? Siamo letteralmente immersi nel mondo della virtualità. E' opportuno allora che ci interroghiamo su quale sia il peso del virtuale, se ad esso inerisca una connotazione assiologia, oltre che tecnica. Esso vive di strategie e di elaborazioni prescrittive: dunque pare lasciar da parte il dubbio, l'elemento che il filosofo Jose Ortega ritiene fondamentale e formativo per costruire autentiche prospettive esistenziali. Se trasferiamo questo concetto dalla realtà della vita all'arte, che ne è specchio, non possiamo pensare che quest'ultima sia spiegata ed esaurita dalla dimensione virtuale. Io credo sia ancora valida l'asserzione di T.W.Adorno, che considera l'enigma come radice ultima dell'opera: entrambi hanno in comune l'ambivalenza di determinazione e indeterminazione. Gli anni '90 sono segnati, nell'ambito delle arti visive, da un ampio ventaglio di vicende, in gran parte identificabili con l'esplosione di elementi irrazionali e con la ridefinizione del corpo. L'affermarsi di un nuovo concetto dell'io, la perdita della memoria storica, la disgregazione delle ideologie, il recupero dell'immaginazione produttiva sono i dati centrali della fine del millennio. L'arte è incline alla decostruzione, cerca equilibri trasversali, nel segno di dicotomie: risulta sempre problematica la messa a fuoco dell'identità, smarrita tra immagini di estraniamento e deterrenza. Se esaminiamo i diversi ambiti espressivi delle arti , possiamo fare alcune considerazioni. E' diventato sempre più importante il rapporto tra oggetto e spettatore, chiamato in causa nella "costruzione" dell'opera, e, altresì, si è dilatata la relazione tra oggetto e spazio, caratterizzata da una energia dinamica. L'installazione, in questo senso, è l'espressione artistica che più di tutte esalta il sistema relazionale, proponendo con urgenza la questione della reificazione dell'oggetto. L'uso di materiali disparati implica in prima istanza il recupero dell'intenzionalità fabbricativa da parte dell'artista, coinvolto in un rapporto interlocutorio con l'opera. La fotografia è un medium versatile e duttile che ha saputo dilatare massimamente le sue qualità intrinseche, spostando sempre di più l'attenzione e, di conseguenza, la metodica, da un aspetto meramente documentario ad una qualità analitica forte, unita all'attitudine di integrarsi con altri linguaggi. Il video,infine, come sostiene il critico Harald Szeemann, è la forma artistica di approccio alla realtà del futuro: a partire da dettagli fissa le parcellizzazioni dell'esistente in modo immediato, folgorante. La mostra Il peso del virtuale riunisce in un progetto artiste che sono attive in questi tre ambiti: Rosetta Berardi, Daniela Carati, Elena Cavallo, Eleonora Chiesa, Cho Eun Hee, Giuliana Cuneaz, Naia Del Castillo, Matilde Domestico, Carme Garolera, Anna Maria Gelmi, Daniela Monaci, Chiara Pirito, Lieve Prins, Natasa Radovic, Luisa Raffaelli, Sara Serighelli, Giovanna Torresin. Il fulcro ideale è un lavoro fotografico dell'olandese Lieve Prins, che già nel 1980 anticipava "il peso della virtualità", ascrivendo all'immagine caratteristiche che non hanno più nulla di documentario, ma piuttosto suggeriscono la compresenza di linguaggi e mondi all'apparenza contrastanti. La volontà performativa innestata nel medium presenta una notevole modernità. La rassegna si propone di indagare in questo territorio molto esteso dal punto di vista delle potenzialità dei linguaggi espressivi, e molto ambiguo per le sfumature imprevedibili della costruzione processuale dell'opera, che solleva continui, urgenti interrogativi. Valutare il peso del virtuale significa allora in prima istanza ridefinire continuamente le istanze dell'arte, ridesignando, di conseguenza, le configurazioni esistenziali, per riappropriarsene.

tratto da:
En Plein Air


see
Natasa Radovic in Turin show "Heaviness of Virtual", by Ivica Zupan (PDF article in Croatian), NOVI LIST, 28 August 2002

 

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