sonic RAM

Venice, A+A gallery,15-16-17 April 2004


My only contact with the world is through the holes in my body. One of those holes are my ears.

I tried to step away from the study of objects/spaces to a study of the relations and figurations that construct them; space of life as the activity that makes it; sonic environment not as noise pollution but as Venice's constant, ever present and almost non changing soundscape, and finally, viewers active involvement to the point of "completing" the works themselves-perception exchanged between the self and possible "other" as action of following misplaced memory, as a radical nothing at the first glance.

To enter the body of these sounds is to initiate a psychological curvature of the dematerialization and decontexualization of one's own missing sounds-as in an old siren-call - doubling of fear (of immanence) and desire (of transcendence).

Sonic RAM is not a database of registered sounds, it is an on-going interaction; the aim is to collect telephone numbers of Venetians, avaliable in certain hours when you can call them from anywhere in the world and listen to ... Venice around its inhabitants.

To be is to be perceived.

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Il mio unico contatto con il mondo è attraverso i fori del mio corpo. Uno di quei fori sono le mie orecchie.


Nella performance (del pubblico) sonic RAM, essendo satura della visione comune che avevo di Venezia, dopo averci trascorso 13 anni, ho voluto accedere all'Immaginario: mio, degli altri, personale e collettivo che abbiamo di Venezia.

Ho cercato di fare un passo via dallo studio di oggetti/spazzi verso lo studio dei rapporti e delle figurazioni mentali (immagini) che costruiscono lo spazio vitale della città attraverso le attività, più o meno tipiche, che vi si svolgono quotidianamente. Come l'entrata all'Immaginario ho scelto l'udito: inserendo nella galleria un telefono fisso a disposizione del pubblico, con i numeri abilitati solo attraverso il tasto rapido - verso le persone, che in quel momento svolgevano la loro attività (fruttivendolo, venditore di giocatoli e bruchi, cantina dei vini, fabbro, vetraio, gondoliere, edicolante, telefono pubblico, venditrice di mais in Piazza San Marco, un marinaio del vaporetto ACTV, mio numero). Il pubblico che premeva i tasti e dopo aver detto la parola d'ordine "Pronto, c'è Natasa?" (necessaria per fare capire le persone dall'altro lato del filo che non devono fare nulla se nonché lasciare il telefono aperto e continuare a fare il proprio lavoro) ascoltava l'ambiente sonico veneziano, commentando ad alta voce con i presenti in galleria le immagini che vede attraverso i suoni. Sia il pubblico che i partecipanti volontari che mi hanno dato il loro numero di telefono chiamavano questo gioco - cartoline sonore - a volte così insolite che influivano sulle cartoline veneziane visive, già da tempo nel loro/nostro ingombro Immaginario.

Entrare il corpo di questi suoni era iniziare una curvatura psicologica della dematerializzazione e della decontestualizzazione dei propri suoni, dunque visioni mancanti - come in un richiamo della sirena - raddoppiando il timore (dell'immanenza) ed il desiderio (della trascendenza).


Sonic RAM non è un database dei suoni registrati, è una interazione senza fine; lo scopo è raccogliere i numeri di telefono dei veneziani, disponibili in certi orari, i cui potrete chiamare da qualsiasi parte del mondo e ascoltare... Venezia intorno ai veneziani.


Essere è essere percepiti.



PARTICIPANTS

01. Ivano Zadro, fruttivendolo, Santa MariaFormosa - fruit seller
02. César, venditore di giocatoli e bruchi - toy and jumping beans seller
03. Felice, La Cantina
04. Olandese Pub/spazio espositivo - exhibition space
05. Primo Bollani, fabbro/artista del ferro - blacksmith/the iron's artist
06. Davide Salvadore, vetraio, Murano - glassblower
07. myself
08. Roberto, edicolante Sant' Elena - newspaper seller
09. Bar Rosso telefono pubblico - public phone
10. Anita, piazza San Marco, venditrice di mais - corn seller
11. Vaporetto N.1, marinaio Iuri - sailor Iuri
12. Christian, gondoliere, Bacino Orseolo


 

HELLO, IS THERE NATASA?