My only contact with the world is through the holes in my body. One
of those holes are my ears.
I tried to step away from the study of objects/spaces to a study of
the relations and figurations that construct them; space of life as
the activity that makes it; sonic environment not as noise pollution
but as Venice's constant, ever present and almost non changing soundscape,
and finally, viewers active involvement to the point of "completing"
the works themselves-perception exchanged between the self and possible
"other" as action of following misplaced memory, as a radical
nothing at the first glance.
To enter the body of these sounds is to initiate a psychological curvature
of the dematerialization and decontexualization of one's own missing
sounds-as in an old siren-call - doubling of fear (of immanence) and
desire (of transcendence).
Sonic RAM is not a database of registered sounds, it is an on-going
interaction; the aim is to collect telephone numbers of Venetians,
avaliable in certain hours when you can call them from anywhere in
the world and listen to ... Venice around its inhabitants.
To be is to be perceived.
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Il
mio unico contatto con il mondo è attraverso i fori del mio
corpo. Uno di quei fori sono le mie orecchie.
Nella performance (del pubblico) sonic RAM, essendo satura della visione
comune che avevo di Venezia, dopo averci trascorso 13 anni, ho voluto
accedere all'Immaginario: mio, degli altri, personale e collettivo
che abbiamo di Venezia.
Ho
cercato di fare un passo via dallo studio di oggetti/spazzi verso
lo studio dei rapporti e delle figurazioni mentali (immagini) che
costruiscono lo spazio vitale della città attraverso le attività,
più o meno tipiche, che vi si svolgono quotidianamente. Come
l'entrata all'Immaginario ho scelto l'udito: inserendo nella galleria
un telefono fisso a disposizione del pubblico, con i numeri abilitati
solo attraverso il tasto rapido - verso le persone, che in quel momento
svolgevano la loro attività (fruttivendolo, venditore di giocatoli
e bruchi, cantina dei vini, fabbro, vetraio, gondoliere, edicolante,
telefono pubblico, venditrice di mais in Piazza San Marco, un marinaio
del vaporetto ACTV, mio numero). Il pubblico che premeva i tasti e
dopo aver detto la parola d'ordine "Pronto, c'è Natasa?"
(necessaria per fare capire le persone dall'altro lato del filo che
non devono fare nulla se nonché lasciare il telefono aperto
e continuare a fare il proprio lavoro) ascoltava l'ambiente sonico
veneziano, commentando ad alta voce con i presenti in galleria le
immagini che vede attraverso i suoni. Sia il pubblico che i partecipanti
volontari che mi hanno dato il loro numero di telefono chiamavano
questo gioco - cartoline sonore - a volte così insolite che
influivano sulle cartoline veneziane visive, già da tempo nel
loro/nostro ingombro Immaginario.
Entrare
il corpo di questi suoni era iniziare una curvatura psicologica della
dematerializzazione e della decontestualizzazione dei propri suoni,
dunque visioni mancanti - come in un richiamo della sirena - raddoppiando
il timore (dell'immanenza) ed il desiderio (della trascendenza).
Sonic RAM non è un database dei suoni registrati, è
una interazione senza fine; lo scopo è raccogliere i numeri
di telefono dei veneziani, disponibili in certi orari, i cui potrete
chiamare da qualsiasi parte del mondo e ascoltare... Venezia intorno
ai veneziani.
Essere è essere percepiti.